Infortunio Ingebrigtsen e scarpe a drop basso: rischi per il tendine d’Achille negli amatori

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Infortunio Ingebrigtsen e scarpe a drop basso: rischi per il tendine d’Achille negli amatori

Il dramma di Jakob Ingebrigtsen, oggi probabilmente il mezzofondista più forte al mondo, ci ricorda una verità che nel running spesso dimentichiamo: il tendine d’Achille non è indistruttibile. Anche un atleta con tecnica perfetta, forza mostruosa e uno staff medico d’élite può arrivare al punto di doversi operare. Figuriamoci un podista amatore che incastra gli allenamenti tra lavoro, famiglia e poche ore di recupero.

C’è un passaggio chiave che ogni runner dovrebbe capire. Il tendine d’Achille non è solo un “cavo” che collega polpaccio e piede: è una molla biologica. Quando atterri, immagazzina energia elastica; quando spingi, la restituisce. Ed è proprio questa restituzione che rende la corsa efficiente. Più il sistema piede-caviglia lavora in modo “libero”, più questa molla viene sfruttata.

E qui entrano in gioco le scarpe a drop basso o zero. Con meno differenza tra tallone e avampiede, il tendine viene messo in maggiore allungamento e quindi può restituire più energia. Sì, è vero: meccanicamente è un vantaggio. Ma ogni vantaggio ha un prezzo. Più aumenti il lavoro elastico, più aumenti anche lo stress meccanico sul tendine.

Pensate alle scarpe chiodate: leggere, basse, aggressive. Perfette per andare forte. Ma chi le usa sa che non sono scarpe “da tutti i giorni”. Più tempo ci corri, più aumenti la velocità, più il tendine viene sollecitato vicino al suo limite. Se i carichi superano la capacità di adattamento del tessuto, si entra nella zona rossa: infiammazione, degenerazione, dolore cronico… e nei casi peggiori stop lunghi mesi.

Per l’amatore il rischio è ancora più subdolo. Magari si sente bene, compra una scarpa super bassa, inizia a usarla anche per i medi o i lavori veloci, perché “si sente reattivo”. Il problema è che il cuore si adatta in fretta, il fiato migliora… il tendine molto più lentamente. Così mentre la prestazione sale, il tendine accumula micro-stress invisibili, finché un giorno presenta il conto.

La morale? Le scarpe a drop basso non sono il male. Possono aiutare a correre meglio e, per chi cerca il personal best, possono dare un contributo reale in termini di efficienza. Ma non vanno usate ad alta intensità senza una transizione lunga e graduale. Se volete provarle, iniziate con pochi minuti a ritmo facile, alternatele a scarpe con drop più alto e date al tendine settimane — non giorni — per adattarsi.

Perché migliorare il tempo sui 10 km è bellissimo. Ma farlo a costo di restare fermi sei mesi con il ghiaccio sul tendine… molto meno. Attenzione ai fazzoletti: potrebbero servirvi più per piangere che per il sudore.

#running #prevenzioneinfortuni #tendinedachille
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JAKOB INGEBRIGTSEN
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